Oggi abbiamo tutti un telefono in tasca e questo fa di noi dei fotografi – forse. Sta di fatto che se volete immagini e selfie a ricordo delle giornate in montagna che passiamo insieme, siete perfettamente in grado di portarveli a casa. E per quanto io stesso scatti parecchio in montagna, il mio lavoro è però un altro: è condurre.

Magari cercando di risvegliare consapevolezze, portando a meravigliarvi, aggiungendo qualcosa al conosciuto. In definitiva, ciò che facciamo non è, nel mio intento, camminare e basta, men che meno per conquistare cime, e documentarlo stando in posa.

Se vi interessa saperlo, io in montagna ci vado per sentirmi piccolo piccolo, e scomparire del tutto, magari anche piangere, a volte. Quei pianti me li ricordo tutti.

Il senso di questa sezione del sito, sarà allora quello di cercare una qualche narrazione di ciò che è stato durante le uscite, né lunga, né corta, o esaustiva. Tantomeno con la pretesa di esser scritta “da Pulitzer”, ma oltre al “siamo saliti col vento su era spettacolare e poi s’è messo a piovere”, che di questa roba qui, come di milioni di foto, non ce n’è proprio l’esigenza. 

Ed allora, 9 foto da ogni trek, o magari anche meno, e poi pensieri, riflessioni su ciò che è stato, sulla montagna ed i suoi dintorni, e sul vivere in quest’epoca strana che ci tocca, l’Antropocene.

Se poi avete partecipato all’escursione e vorreste le foto che vedete, troverete un link ad una cartella su Wetransfer: il link ha validità di una settimana dal momento del caricamento e clikkandovi sopra potrete scaricare le 9 foto in una definizione più alta di come si vedono sul sito.

 11 Agosto 2021 – Il Rifugio Ponti ed oltre

Certi luoghi di montagna sono infrequentabili nei fine settimana, per la quantità spropositata di gente che li frequenta, e questo già prima del Covid. Siccome mettersi consapevolmente in certi gironi infernali non fa bene alla montagna e nemmeno ai suoi frequentatori, al Rifugio Ponti ho deciso di accompagnare in settimana, e complice il mese di agosto è riuscita a partire un’escursione di mercoledì.
Con la giornata meteo davvero perfetta, ho l’impressione che al parcheggio ad accesso contingentato, su al termine della strada di Predarossa, siano saliti ben oltre i 50 veicoli consentiti, suppongo quindi che molti non avessero il ticket… e niente, sempre belli noi.
Un trek perfetto, scivolato via senza problemi, che invece avrebbero ben potuto concretizzarsi, tra mezzi malori e molta eterogeneità tra i partecipanti, che ha permesso agli agguerriti di giungere sulla cresta che separa dalla Val di Mello, e vederla in tutta la verticalità delle sue pareti laterali, che poi spianano montonate dall’azione del giaccio, mentre chi l’ha voluta più comoda, mi dicono che abbia ordinato polenta al Ponti, e ci sta, ad ognuno il suo.
Sta di fatto che montagne iconiche come il Disgrazia calamitano orde di gente sempre, e sono indissolubilmente legate a doppia mandata con il loro rifugio, posto sulla via normale di salita: la montagna ed il suo rifugio, ed è così da quando CAI è CAI.
A noi, a cui è preclusa, in quanto camminatori semplici e non alpinisti, una larga parte di cime, tocca di capire oggi qual è il nostro posto, che senso dare a queste tappe intermedie che erano i rifugi, luoghi nati spa-rtani ed oggi a volte quasi delle spa in alta quota. Punti di arrivo, oggi, per il giro di boa, dopo molto baccano ed una serie di richieste e pretese folli, che fanno sorridere amaro chi la montagna la vive da tanto e per davvero. Il Ponti, a differenza di tanti altri rifugi che hanno già capitolato, l’ho sentito ancora in grado di resistere… ma chissà come sarà quando ci tornerò, magari fra un paio di anni.
Di sicuro di questa giornata ricorderò a lungo il torrente glaciale in cui ho fatto il bagno con la Manu, il cui freddo lo ha contrastrato solo il mio spesso strato di grasso, e la cui corrente mi stava portando via, letteralmente; così come ricorderò le finestre rosse nel sole, il Bivacco Kima lontanissimo, perso in un mare di roccia, quello sbucare sulla cresta a strapiombo, che più avanti collega alla Val di Mello attraverso la Bocchetta Roma, e poi le anse del torrente nella piana, che alla fine pensi, non c’è mica bisogno di andarci in Canada.

lunghezza: 10,4 km     dislivello: +/- 890 m     tempo: 8 h     Per scaricare le foto clicca sul seguente link: https://we.tl/t-gWnGWnTNhW