Le foto delle ultime uscite di gruppo

Hai partecipato all’escursione e vorresti le foto della guida? Sotto al resoconto dell’uscita trovi il link ad una cartella su Wetransfer: il link ha validità di una settimana dal momento del caricamento e clikkandovi sopra potrai scaricare il reportage dell’escursione, esattamente come lo vedi sul sito.

20 Settembre 2020 – Le sorgenti del Piz Tri

“Tutte le favole hanno luogo nei boschi”.

Grande, grandissima verità. E questa cosa mi fa sorridere e pensare a mia figlia, alla quale l’altra sera ho letto la fiaba “Fratellino e sorellina”. Non so come, mi è venuto di aggiungere, dopo al titolo “dalle fiabe di Jacob e Wilhelm Grimm”.

“Ah.”

“Sì Sissa, sono quelli che hanno scritto anche Hansel e Gretel e tutti i libretti sopra al letto, che ti piacciono tanto.”

“Ah, sai papà, sono bravi quelli.”

<3

E figurarsi che per me domenica già era stato splendido riscontrare che i maledetti e pungenti moschini estivi non c’erano più… Bell’uscita, tranquilla, da camminare e chiacchierare, passando di casa in casa, con qualche scorcio sul gruppo dell’Adamello, le trincee sul crinale che guarda la Valtellina, le paure da vincere sui sentieri sicuri, i fondali larghi e le alghe verdi della Terry ed i pascoli oramai tendenti al giallo di un fine stagione che si fa sentire pungendo l’aria. Il Piz Tri rimane un poco più alto e lontano. Troppo per questa giornata, in cui ci sarà ancora un po’ di avventura in discesa, la stradina stretta per scendere da Lezza sperando di non incrociare un’altra auto, ed una discreta coda da rientro, purtroppo. Bei ritorni, belle conquiste altimetriche, begli innesti in gruppo.

lunghezza: 13,6 km     dislivello: +/- 940 m     tempo: 6 h 10′

Per scaricare le foto clicca sul seguente link: https://we.tl/t-vK7F6LErqh

19 Settembre 2020 – Galehorn

Uscita strappata coi denti alle nuvole basse, in una chiusura d’estate che mi sarebbe piaciuto portare a casa con il panorama del Galehorn. Così non è stato, perché non tutte le ciambelle possono riuscire col buco perfetto. La ciambella però era buona e cotta a dovere, cosicché tutti hanno concordato sulla bontà di un tracciato che merita migliori fortune. Ad ogni modo quando riesci a pranzare in vetta a 2800 m non va poi così male… Da segnalare, prima giornata in cui le mani ad un certo punto son diventate fredde, e qualche impreparazione nello zaino dei partecipanti. Può capitare, ma non dovrebbe: lo zaino adda pesa’ e dovete partire con assai cose al seguito, che nella caldazza milanese non pensereste mai potrebbero tornarvi utili.

Che altro dire, acqua non ne abbiamo presa, ed il cambio di giornata ha sortito l’effetto sperato. Le nuvole basse poi, se da un lato tolgono spazio al piacere dell’orizzonte, dall’altro stimolano l’attenzione: agli spiragli che ogni tanto concedono uno scatto, ai contrasti che a volte rendono l’atmosfera affascinante, alla ricerca del vicino, del dettaglio, come gli innumerevoli residui di proiettili incontrati sul tracciato, che è una delle piazze di tiro utilizzate dall’esercito svizzero per le sue esercitazioni periodiche (a proposito, qui potete consultare zone e calendario, per vedere quando è necessario starsene alla larga, comunque nel weekend non dovrebbero spararvi addosso…)

lunghezza: 14,1 km     dislivello: +/- 1100 m     tempo: 7 h

Per scaricare le foto clicca sul seguente link: https://we.tl/t-Lge8jHp9yP

12 – 13 Settembre 2020 – Il Rifugio Tagliaferri in traversata

Quando arrivi in rifugio per la notte, ed il cuoco è ancora il Sig. Tagliaferri “Cesco”, che lo costrui 35 anni fa a ricordo del fratello, per poi donarlo al CAI, capisci di essere arrivato per davvero in un rifugio di montagna… Se poi il Cesco passa fra i tavoli a far due chiacchiere, il cibo è buono, tutti sono cordiali e nei bagni c’è pure il bidet O_O direi che col rifugio siamo caduti bene.

Il resto è escursionismo di quello serio, per distanze, dislivelli, lunghi tracciati su cengia sul sentiero Curò, ma anche sotto al Tornello. E quando hai un gruppetto esperto e che si muove bene, il meteo ti è a favore e la cima di giornata vien bene pure in foto, beh capite anche voi che ci piace vincere facile… In realtà di facile facile c’è stato ben poco, ma forse il Cimon della Bagozza della settimana precedente aveva forgiato il gruppetto, rendendolo piuttosto incurante delle fatiche fisiche e mentali, al punto da sentire ad un certo punto una naturalista a caso dei 4 con me affermare: questa sì che è una gita rilassante, mica come sabato scorso! Sta di fatto che, proprio in quella prima giornata del weekend, sul sentiero si è finiti a parlare di testamenti, chissà, forse per stare dalla parte dei bottoni…

Ci portiamo a casa davvero qualcosa di splendido da queste Orobie, forse legato alle traversate, che ti passano attraverso come tu lo fai con le valli ed i versanti. Di sicuro ci portiamo l’aquila del rifugio Tagliaferri, dalle infinite foto e selfie, la sagoma slanciata del Pizzo Tornello, che quasi non ci si credeva di dover salire là sopra, e poi diverse decine di metri di catene sulla lunga cengia con sotto il nulla, la torta del rifugio da prendere due volte, il passo di Belviso che non arrivava mai, ma proprio mai, coi saliscendi che aumentano inutilmente i dislivelli, e poi una Stonehenge segreta sopra a Vilminore di Scalve, e il passare attraverso lo squarcio della maledetta Diga di Gleno, per leggere: ore 7.15 il crollo.

La nostra misura, così come quella della diga, si è colmata, ma noi ci siamo allenati in un’estate in salita, ed abbiamo retto il peso.

Certo, serve anche un po’ di fortuna per fare il pieno su ogni fronte, soprattutto col meteo, o magari con gli scarponi nuovi di pacca di Annalina, che siccome li doveva cambiare, l’ha fatto in una gitarella come quella dai numeri qui sotto… Ma serve soprattutto la testa, ad andare in montagna, come mi sovviene ogni volta che vedo gente, una dozzina anche stavolta, che non aveva la minima idea di cosa stesse affrontando, o di dove portasse il sentiero percorso, gente mezza morta in salita, nel nulla sotto al sole, o con le bici su tracciati scoscesi anche da fare solamente a piedi.

Scalatori, godetevi le foto, le risate, i ricordi, le sensazioni ed anche le stanchezze, che son di quelle buone, e fan dormire bene. Ve lo siete meritato.

D1  Schilpario – Passo Demignone – Rifugio Tagliaferri:   lunghezza: 14,3 km     dislivello: +1475 m / -265 m    

D2  Rif Tagliaferri – Pizzo Tornello – Passo Belviso – Vilminore:  lunghezza: 17 km     dislivello: +595 / – 1835 m 

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7 Settembre 2020 – Alpe Fondecco

Dopo giornate da coltelli fra i denti, come quella appena trascorsa, fa quasi strano ritrovarsi in terra walser a faticare il giusto, su sentieri dove è quasi possibile camminare senza dover guardare per forza i piedi, dove esiste gente, molta gente, che si approccia ai monti con l’obiettivoprimo e fondamentale di una polenta col capriolo…

E poi una giornata di quelle dove non c’è bisogno di correre dietro a nessuno, e si iscrive una giovane leva che fa ben sperare per il futuro dell’escursionismo. Unico rammarico per lo skyline sul versante meridionale del Rosa, tagliato uniformemente in orizzontale da un grigio nuvolo persistente che ha giustiziato la voglia di panorama galattico. Ci siamo accontentati con il Vallone di Bors ed i numerosi torrenti d’acqua che formano il Sesia scendendo direttamente dai ghiacciai. Tante chiacchiere di fotografia, visioni laiche del mondo, anche quello escursionistico, e la voglia di muovere i piedi sempre, anche in pochi, anche stanchi, anche senza le visioni da urlo. Peccato solo per quell’irrefrenabile voglia di lanciafiamme che mi prende… ad incenerire il popolo delle sneakers con tracolla sui sentieri.

lunghezza: 11,1 km     dislivello: +/- 830 m     tempo: 6 h 45′

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6 Settembre 2020 – Il Cimon della Bagozza – sui sentieri della merda

Verso fine estate l’anno scorso avevo previsto la giornata dei diplomi, ovvero una giornata su tracciato impegnativo, riservata a persone esperte, dove mettersi un po’ alla prova e buttarla sul ridere con la storia del titolo conseguito. Quest’anno abbiamo replicato, su un tracciato mica tanto da ridere, in Val di Scalve. Già è uscita impegnativa, compiendo andata e ritorno sullo stesso tracciato, ma chiudere un anello è quasi masochistico… Da qui, il titolo dell’album: i sentieri della merda. Quella trovata in cima alla Bagozza, frequentata da capre e pecore; quella che, sotto forma di fango, ha cosparso i pantaloni di qualcuno scivolato sulla ripida e saponettosa discesa dal Passo di Valzellazzo a fine giornata, quando tutti eravamo un po’ in riserva; ma anche quella che in certi momenti della giornata, ad ognuno il suo, si è manifestata ai partecipanti, durante un momento della salita sulla pietraia con i massi che si spostavano sotto i piedi, sulle roccette del canalino, sul sentiero di cresta a scendere, o sul lungo, stretto, interminabile traverso sul versante bresciano, che collegando il Passo delle Ortiche a quello di Valzellazzo permette l’anello. Un sentiero che non molla mai, MAI, fino a giungere sul comodo stradello della Conca dei Campelli, quando tutto termina di fronte ad una birra ed una torta mele e salvia. Un po’ di merda nel culo (scusate il francesismo) in questa giornata da ricordare per sempre, e diplomi che hanno la valenza di un Dottorato di specializzazione… Semplicemente immensi, e magari un po’ matti: Il guida, Edward, Manus, Rita, Betta “Batgirl” DC, ed Annalì menzione d’onore per gli scarponi che facevano male…

lunghezza: 10,3 km     dislivello: +/- 1065 m     tempo: 8 h 20′

Per scaricare le foto clicca sul seguente link: https://we.tl/t-gsinENziDh