In questa pagina troverai idee e pensieri nati spesso riflettendo su ciò che è stato scritto o detto in relazione al mondo dell’alpe, per ragionare su temi diversi riguardanti appunto la montagna, l’ecologia, la conservazione di questo nostro pianeta, con un occhio al presente ed uno al futuro.

Salire in cima

Le montagne si scalano in orizzontale” (Massimo Angelini).

Quando ho letto questa frase sono rimasto un attimo interdetto, io che in montagna ci vado, e calcolo sempre centinaia di metri di dislivello… Questa conclusione a cui arriva Angelini e che trovate nel numero estivo 2018 della Rivista Andersen – Mensile di letteratura e illustrazione per il mondo dell’infanzia, sta a significare che salendo in cima ad una montagna si profana quella sacralità che le montagne hanno sempre avuto in passato. Farlo, soprattutto oggi, per non si sa bene quale motivo personale, non è lecito, e si dovrebbe rimanere sotto, dove finiscono le baite, gli alberi o gli animali, ché quello è posto per l’uomo: dunque, girarci attorno alle montagne, non salire troppo e rimanere, come nelle strade sacre, su una linea quasi orizzontale, senza puntare alla cima.

L’alpinismo in realtà è storia recente del rapporto uomo-montagna – degli ultimi 150 anni circa – e l’escursionismo di massa lo è ancora di più. Abbiamo iniziato solo da pochi decenni a salire in vetta, oltrepassando quel limite che separa il mondo degli uomini, quello cioè che gli ha sempre dato di che vivere in montagna, da quello dell’ignoto. E non è necessario scomodare l’idea di conquista, oggi che il mondo emerso l’abbiamo scoperto praticamente tutto. Prima in montagna erano utili i passi, che mettevano in comunicazione vallate diverse ed erano valicati dagli uomini in cerca di commerci e lavoro. La gente di montagna non sapeva che farsene delle vette, anzi probabilmente avrebbe preferito non dover combattere ogni inverno con le valanghe che scendevano dai ripidi pendii sommitali.

Oggi, ed è parte del mio mestiere di guida, le persone che salgono escursionisticamente in cima alle montagne fondamentelmente cercano di passare una bella giornata, in compagnia oppure da sole, mettendosi alla prova, perché è quasi sempre un compito difficile, e portarlo a termine è fonte di soddisfazione. A questo unite un panorama da cartolina, il sole e magari un paio di avvistamenti di selvatici, ed anche se non siete escursionisti capirete cosa spinge una persona ad alzarsi alle 5 del mattino.

Vado in montagna accompagnando gruppi, ma spesso anche da solo, e credo che la differenza sia enorme. Da solo cammino più lentamente, sono più attento a ciò che mi circonda, e nasce spontaneamente uno sguardo che da fuori si rivolge dentro. Salendo la fatica aumenta, così come la percezione di quello che i libri definiscono un “ambiente severo”, situazioni che richiamano, soprattutto se si è soli, un senso di fragilità nostra nei confronti della montagna.

Bisognerebbe sempre avere molta umiltà, ed un passo via via più leggero, quasi timoroso, mano a mano che ci si avvicina ad una vetta, ma non perchè questa sia una una creatura ostile, pronta a scrollarsi di dosso chi si avventura così in alto. No, proprio perché bisognerebbe essere consapevoli che siamo lì ospiti per un brevissimo tempo, in luoghi che non sono nostri ed è giusto che sia così, perché noi non siamo fatti per quel tipo di ambiente.

Quando si sale in gruppo è facile che tutto ciò non avvenga… agonismo, caciara, foto a non finire per fare il pieno di ricordi. A volte capita anche a me, a parte l’agonismo, ma ci sono anche vette su cui ho pianto per questioni mie, o non ho quasi detto parola, ed ero con altri.

Ecco, se salire in montagna in gruppo si avvicina a questo, a com’è quando si è soli, allora credo sia ancora sensato, perché personalmente non sento di violare la sacralità di un luogo dove invece andiamo ringraziando per aver potuto vivere un’esperienza simile.

Altrimenti, se si sale lasciando tracce sul terreno o nell’aria, che vanno ad intaccare l’integrità, il silenzio, la compiutezza in sè di quel luogo, allora sì, sarà bene fermarsi sotto, dove esiste quel confine che separa il mondo degli uomini da quello delle leggende, perché le montagne non hanno bisogno nè della nostra voce, nè dei nostri passi.

(10/10/2018)

Riferimenti bibliografici:

Le montagne si scalano in orizzontale, di Massimo Angelini, intervento all’interno del numero 354, luglio/agosto 2018 della rivista Andersen – Mensile di letteratura e illustrazione per il mondo dell’infanzia.

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